«Il caino ha incendiato la sua abitazione con dentro il suo sangue; neppure dio potra' perdonarlo! » Stampa
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LaccoNews - Cronaca
Scritto da Ida Trofa   
Martedì 15 Agosto 2006 22:40

«Il caino ha incendiato la sua abitazione con dentro il suo sangue; neppure dio potra' perdonarlo! »

Amareggiato ed ancora sotto schok luigi porto 43 anni di lacco ameno racconta la drammatica vicenda che nel tardo pomeriggio di ieri lo ha visto lottare con tro una morte orribile insieme alla sua compagna provocata dalla mano omicidia del fratello.

Con una freddezza spietata, senza pietà per nulla e per nessuno ha messo in atto il suo terrificante piano volto a cancellare per sempre gli unici affetti rimasti, le sue cose, coinvolgendo anche chi suo malgrado si è trovata tirata in ballo. Un episodio figlio di futili motivi e di una acredine lunga ed articolata sfociata nell’incredibile agire. Molto probabilmente il Piromane, angelo Porto, 40anni netturbino era in preda all’ira ed ai fumi dell’alcool.

Abbiamo incontrato Luigi Porto 43 anni originario di Lacco Ameno nel suo letto di ospedale, reparto di chirurgia del nosocomio Anna Rizzoli, dove è posto sotto osservazioni per le ustioni di primo e secondo grado e le gravi ferite riportate a seguito dei drammatici fatti che nel tardo pomeriggio di mercoledì l’hanno visto sfortunato protagonista insieme alla sua compagna Francisca Dominguez Bonja, trentenne, di origini dominicane. Luigi e Francisca hanno rischiato di perdere la vita nel rogo dell’abitazione, abitazione chiusa dall’esterno, verificatosi in maniera dolosa per mano del Fratello convivente, Angelo Porto 40 anni netturbino.
-Signor Porto vuole raccontarci come è andata?
«Il Caino di Lacco Ameno ha dato fuoco alla sua abitazione e a suo fratello senza risparmiare neppure la mia compagna che evidentemente è estranea ad un suo modo di pensare»
-Come si sono svolti i fatti?
«Dopo un primo alterco verbale ed una lite avvenuta a metà pomeriggio, lui evidentemente ubriaco, è andato via per poi ritornare mentre noi riposavamo in camera nostra. Improvvisamente si è sentito come un botto, subito un odore acre di carburante misto a fumo si è diffuso nell’ambiente penetrando dalle fessure della porta chiusa. Ci siamo affrettati a raggiungere l’uscita e le fiamme ci hanno raggiunto. Sembrava l’inferno!»
-Come siete riusciti ad uscire?
« La mia compagna è rimasta dietro mentre io tentavo di uscire verso l’esterno passando attraverso le fiamme che orami dal pavimento avevano raggiunto il soffitto e si erano sparse tutto intorno. Ero senza abiti, scalzo e per questo ho mi sono ustionato dappertutto». Continua poi l’uomo « Siamo vivi per miracolo, questa è la conclusione dei lunghi periodi di tensione ed acredini che hanno caratterizzato la vita mia e di mio fratello, al quale ho sempre fornito appoggio ed una spalla su cui piangere. Non so cosa l’abbia potuto spingere a tanto, forse l’età, il suo stato di solitudine sentimentale, l’alcol, e la sua condizione che per me, in quest’ultimo periodi rasentava la pazzia, fatto sta che davvero abbiamo rischiato di morire. Non so cosa gli passi per la testa, forse è geloso di suo fratello, pretende di stare solo nella casa materna nostro bene comune. Così alla fine dei tanti disguiti e dissapori, di come quelli che spesso si hanno tra fratelli, dopo l’ennesima lite ha creduto di risolvere la situazione ammazzandomi. Infatti ha prima litigato con me in maniera animata, si è poi allontanato ed alla fine è ornato con qualche litro di benzina, ha appiccato le fiamme chiudendo perfino il portone d’ingresso per impedirci di scappare e salvarci».
-Ma allora come vi siete salvati?
«Solo la mia tenacia ha evitato la tragedia, ho sfidato le fiamme camminando su quel pavimento rovente e pieno di vetri ed oggetti taglienti, raggiunta la porta all’uscita ho visto che era chiusa, l’ho sfondata con un calcio non certo senza difficoltà e dopo aver ricavato un corridoio annaffiando con una pompa i focolaio ho tirato fuori la mia compagna in seria difficoltà visto che non poteva respirare ed il panico le impediva di agire razionalmente allorquando tutto era invaso dal fuoco e dalle fiamme e l’area era irrespirabile»
-Cosa si sente di dire a suo fratello?
«Caino voleva uccidere Abele, ma non c’è riuscito, credo che neppure Dio lo perdonerà!»
Luigi ricoperto di bende e medicazioni ne avrà per molto tempo, difficile la deambulazione per le gravi ferite ai piedi, mentre la sua compagna sarà dimessa domani senza aver riportato grosse ripercussioni fisiche senza contare ovviamente il trauma che chiaro trapelava dai suoi occhi lucidi e ricolmi di lacrime, certo preoccupata ed ancora sconvolta per i fatti tragici d ieri. L’attentatore che invece già ieri fu assicurato alla giustizia mentre tentava di allontanarsi in sella alla sua Honda 600, imbracciando una bottiglia di carburante ed intimando l’allerta alle forze dell’ordine risponderà dei fatti alla giustizia. Il distributore del “Capitello” avrebbe confermato l’acquisto intorno alle 18.00 di diversi litri di benzina.

I vicini testimoniano di aver sentito prima una violenta lite verbale e poco dopo intorno alle 18.15 di aver sentito gridare aiuto. A ciò hanno immediatamente allertato il 115, mentre dopo il 118 ha trasportato via i feriti lasciando alla benemerita l’onere di assicurare i colpevoli alla giustizia. Le fiamme sono state sedate grazie all’impiegoi di estintori procurati dal vicino parco del Negombo di via San Montano

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